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1) “Amor mio io ti penserò con me nel giardino del nostro seme, rifletterò il mio affetto per te in cielo, in modo che il nostro calore si propaghi sulla terra con i raggi del sole della speranza. Al ché quando l’ultima goccia di rugiada lacrimata dalla luna, diverrà un unico cuore, in questo mondo di sepolti legami, il vento scriverà per noi il nostro amore nella neve. In quel momento tu mi farai da luce nell’ ombra fitta delle tenebre ed io ti amerò per sempre nel silenzio della tempesta. Anche se mi hai fatto soffrire io ti amo ancora di più e, mentre svanisco via nella scintilla della vita, sappi che ti ho sempre amato nonostante il declino dell’inverno. Non scorderò mai i tuoi occhi che rispecchiano i colori di un tramonto lontano, riflettendo nella mia anima, una dolce e tenera melodia. Ben presto raggiungerò il giardino che vi è oltre al crepuscolo, con te, abbracciati insieme per sempre!”
Le ultime parole di Verdelia rivolte al suo amato prima di sprofondare via per sempre fra gli abissi del tempo
2) “Affabile anima mia poiché io spero di non far parte dello spreco del mio passato, voglio sospirar l’ultima mia irrequieta disavventura. Il mio amore fu servo della morte, il mio gentil timore era l’abbandono. Il mio dolce diletto era vedere gli occhi di mio figlio che rispecchiavano il giusto cielo, tuttavia, il dolore batte spietato sul venire del candido amore. Amor mio lascio le mie laide spoglie a giacer nell’alba della vita, son sempre stata cieca, non sapendo guardare oltre la gioia effimera della mia esistenza, come il mondo annegato nel profondo del mar. Se solo fossi stata come la spietata lima del vento gelido d’inverno, avrei tempestato le mie fulvide speranze di arricchite gioie!”
Melissa innanzi al tumulo di suo marito
3) Una fosca nebbia argentea attraversò come un lampo i pensieri di Verdelia. Quando l’immagine di un uomo ricoperto da un manto di foglie verdi, e macchiato da simboli tribali dorati, comparve improvvisamente dinanzi agli occhi impietriti di Verdelia, una voce sussultò dicendo: “Nubile donna di dolce difetto, vuoi arguire la tua rivalsa? Una chimera può morbare un’anima, un sol assillo involontario può fuorviare un nerbo. Vuoi tu pugnare? Ritorna dinanzi a questa osteria fra nove ore e il qui presente ti darà la tua dolce faida”.
Le sospirate nebbie svolazzarono via inghiottite dal vento e l’uomo, si rifugiò in un’ombra di rugiada lontana, svanendo nella foschia delle gelide tenebre.
Prima apparizione di Alfano
4) Dove il camminar delle genti perse fra un focolare d’emozioni, si fa bruno come la notte corvina, l’ombra del vento che calpesta le orme di una vita lontana diventa terra color rugiada, le desolate stelle piangono voluttuose lacrime dal cielo, il cristallino mar si tinteggia il cuor di un solenne canto d’amor e ogni goccia di fango riflette gli occhi persi delle persone, vi è tuttora un avvenente lido, intriso dal suadente profumo di campagna marina.
L’eco di questa, cinta dall’anima del dolente travaglio, si sentiva l’aria, il silenzio danzava nel vuoto, mentre con le sue corde ancestrali regolava con ebbri canti il lieto ciel. La cinerea pioggia formava chiome di foglie sull’azzurro mar, ove il buio del passato aveva lacerato le membra del presente.
L’attuale riflesso dell’esistenza, fu dettata dall’inquietudine dalla cruda realtà vissuta anni or sono, che si insediò fraudolento nel livido empireo dell’attuale destino, ove la verità era celata in un piccolo germoglio, nascosto all’ interno del cor del tempo. In questa terra germogliata da meravigliosa rovina, di estinguibile bellezza effimera, visse un contadino che in essa si rispecchiava.
Introduzione all’immagine del lido presente fin nelle prime pagine dell’iopera